Caso mai non l'aveste capito, questo post non parla dei giapponesi e delle loro abitudini cinofile, ma della serie spagnola "La casa di carta".

La prima volta che ne sentii parlare, ricordo che mi venne presentata come la versione signoraggista di Breaking Bad. Bah, pensai, come paragone non è davvero niente male, fatta la tara alla faccenda signoraggista. Già, ma poi che c'entra il signoraggio?

Be', sappiate che la serie... aspettate un momento: l'avete vista? No, perché se non l'avete vista e leggete questo post vi rovinate tutto. Io vi ho avvisato.

Attenzione: questo articolo contiene anticipazioni. Leggere solo dopo aver visto l'episodio 2x10 "L'angelo rosso"

Sto seguendo la seconda stagione di Star Trek Discovery con l'interesse antologico di un fan deluso. Sono infatti fra quelli che della prima stagione pensano ogni male e, sebbene la seconda mi stia piacendo di più, non posso ancora affermare che stia brillando di luce propria.

Anzitutto trovo che il distacco con alcuni elementi tipici del franchise sia talmente ampio da dovermi forzare per considerarla parte di una tradizione (sì, ho scritto tradizione). Non fraintendetemi: apprezzo la sperimentazione e il coraggio di prendersi dei rischi, incluso quello di deludere. Ma uno dei fattori caratterizzanti e più apprezzati in ST è sempre stata la coerenza interna. Gli autori di Discovery invece sembrano divertirsi nell'ingnorare questo concetto, a partire dal motore a spore, per continure con ologrammi e tanta altra tecnologia della quale nella serie originale non si è mai parlato e culminare con la preponderante Sezione 31, introdotta alla fine di DS9 (stagione 6) in totale antitesi con lo spirito inziale di Roddenberry che a ST ha dato il suo feeling autentico.

Ma non è di questo che intendo scrivere oggi. Mi preme invece valutare la qualità della scrittura, prescindendo dal fatto che si tratti di una incarnazione dell'universo Trek. Mi concentrerò su un mero aspetto narrativo e spero mi perdonerete qualche riga di digressione, se vi prometto di arrivare poi dritto al punto.

Ho l'obbligo di premettere che non sono un esperto di economia, nemmeno a livello dilettantesco. Sono invece uno scrittore e proverò quindi a raccontare una storia. Nel far ciò, potrei collezionare un mare di idiozie ed è giusto che chi legge lo sappia. Accordatoci su questo, possiamo cominciare.

La famiglia del signor Teodoro e della signora Ellade ha tre figli: Patroclo, Elena e il giovane Achille che sta per compiere diciotto anni. Patroclo ed Elena sono studenti bene intenzionati, non prendono sempre il massimo dei voti ma hanno un rendimento costante. Achille invece ha un debole: come si dice, un tallone d'Achille. È sconsiderato, spende tutto quello che i genitori gli passano e pretende sempre di più. Conseguita la patente di guida, riesce non si sa come a farsi regalare una moto nuova di zecca. Appena uscito di casa investe il cane di un vicino, quindi sbaglia una manovra e sfonda a tutto gas la guardiola del condominio dove la povera famiglia risiede. Benché Achille sia maggiorenne, i genitori pagano tutti i danni, per salvare il buon nome della famiglia.

Ricordo che da bambino, accovacciato sul terrazzo di mia nonna nelle giornate estive, osservavo incantato le colonne di formiche che partivano dalla porta e raggiungevano le fioriere, trasportando le briciole di pane che erano cadute dalla tovaglia scossa alla fine del pranzo. Sullo sfondo, la prospettiva rimpiccioliva le sagome dei palazzi in lontananza, facendoli sembrare grandi quanto le fioriere stesse.

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