Milano in volo è uno spettacolo imponente che non smette di togliermi il fiato. Il tessuto pulsante delle strade rigurgita di luci e di movimento, nonostante la pioggia implacabile. Le persone scivolano via come tanti batteri che eseguono il loro compito con cieca determinazione. Non c'è ostacolo che possa fermarne il testardo brulicare, nemmeno la pioggia. L'ambiente attorno è solo un inconveniente.
Sorvoliamo l'ospedale maggiore, dove le finestre degli edifici sono illuminate anche a quest'ora tarda. Su viale Fulvio Testi alcune auto accostano al margine del marciapiede per raccogliere qualche prostituta. Dev'essere davvero una sorte infame stare per strada nonostante questa pioggia. Un tizio, sceso dall'auto contro ogni buonsenso per contrattare, ne afferra una al collo e la spintona per terra. Poi le rifila due calci e si rificca in auto. Sgommando le rovescia addosso un'intera pozzanghera. Non riesco a trattenere un:
«Figlio di puttana!»
«Curiosa esclamazione...» commenta Lucy.
«Anziché sottilizzare, perché non vai a dargli il fatto suo? O forse una prostituta non è abbastanza importante?»
«La vita è fatta di continue scelte. Questa sera non ho tempo per lui.»
«Perché, cos'hai da fare di così importante?»
«Pazienta e lo scoprirai. E non ti preoccupare per quell'uomo, ti prometto che avrà quello che si merita un giorno.»

Sorvoliamo il quartiere cinese, dove il via vai dei carrelli a mano oberati di scatoloni sembra refrattario alla pioggia. Tramite Lucy posso percepire nettamente l'irritazione dei portantini che corrono su e giù per i marciapiedi, sotto l'occhio inesorabile della polizia. Sanno che da un momento all'altro potrebbero avere le divise addosso, senza motivo, solo per rendergli la vita impossibile.
Girare la città assieme a Lucy è diverso da qualsiasi altra esperienza. È come avere un udito talmente sopraffino da riuscire a sentire i pensieri delle persone. Volando rapidamente, raccogliamo parole come tonni dentro una rete da strascico. Mi sento sopraffatto dall'onda. Ne sono impregnato come una spugna immersa nell'olio. Sento gli umori della gente avvilupparmi e soffocarmi.
Lucy cambia direzione e punta dritta sulla Stazione Centrale. Ci appolaiamo su una delle volte più alte e sostiamo per un istante accanto a una gargolla che vomita pioggia. La stazione è viva come a qualsiasi ora del giorno. Il brulichio di persone è massiccio. Ma soprattutto è impressionante il numero di disperati che si sono accampati sotto la loggia maggiore in cerca di un po' di riparo, se non dal vento, almeno dall'acqua. Alcuni emanano la profonda frustrazione in cui versano come un'aura. Altri sembrano ormai inesorabilmente rassegnati a quell'esistenza e vagolano da un marciapiede all'altro in cerca di un paio di metri quadri sfitti dove stendere del cartone per la notte. Naturalmente diverse divise sono già all'opera per ributtarli sotto l'acqua, nella speranza che una polmonite se li porti via.
«Hai deciso di regalarmi un horror tour della città?» domando a Lucy.
«Voglio farti percepire il carico di odio in cui fluttuate quotidianamente. Milano ne è intrisa.»
«Tante grazie, non avevo bisogno di questa giostra per saperlo. Credi che non lo senta ogni giorno, camminando per strada, incrociando gli sguardi delle persone?»
«Quello che tu percepisci è solo la superficie. Io voglio farti andare più a fondo.»
Non mi dà il tempo di replicare. Una violenta quantità di sensazioni invade la mia mente prima che possa tentare alcuna resistenza. Percepisco a un ritmo vertiginoso frammenti di vita altrui. Vivo episodi di ordinaria tragedia come se stessero accadendo a me. Davanti agli occhi ho il volto di persone che non ho mai visto. Persone che si rivolgono a me nel mezzo di una discussione di cui non so nulla e di cui ricevo schegge taglienti.
«Come, licenziato? Così, su due piedi? Senza nemmeno dirmelo con qualche giorno di...»
«...non posso tenerlo! No, certo, l'idea di abortire mi spaventa. Ma non ho i soldi necessari. E poi perderò il posto...»
«Così mi ha detto il medico. Non avrebbe dovuto, gli esiti sono personali, ma l'ha fatto lo stesso. Anita è sieropositiva. La nostra bambina. Com'è potuto succedere?»
«Morta? Ma se ieri stava benissimo? ... Cosa? Suicida?»
«...chiuso qui dentro, senza potermi muovere... che senso ha? Tutta la vita dentro questa macchina, senza poterne uscire. Tu non capisci come mi sento! Questa non è più vita. Tu devi aiutarmi! Devi convincere il medico a spegnere...»
«Per favore, per i bambini, una moneta, Dio vi benedica.»
«...e così ora tutti sanno che sono omosessuale. Rovinato! Ecco cosa sono: rovinato! Ah ma io domani non ci vado in ufficio. Resto a casa. Quegli stronzi non mi vedono. Ecco, già mi sto nascondendo. Ma che colpa ne ho io? E poi è una colpa, essere omosessuali? Si, sono frocio, e allora? Fottetevi tutti. Tanto lo so che anche voi fate certi pensieri ogni tanto...»
«…perché sono il più basso. Mi picchiano con le cinture nello spogliatoio, ogni volta. Domani non la voglio fare, ginnastica. Non voglio…»
«No! Lascia! Voi non può portare via mio figlio! Va tutto bene, Ahmed! Io no ha fatto niente. Documenti chiesti! Guarda qui: c'è timbro. Mese prossimo arrivano. Per favore, Ahmed...»
«Basta! Non resisto!» La mia voce echeggia per le volte della stazione a lungo, ma è solo una mia sensazione. Nessuno dei passanti alza la testa in cerca della fonte. «È una tortura insopportabile!»
«È solo quello che succede ogni giorno, per le vie della città.»
«Perché mi stai somministrando tutto questo dolore? Ti supplico, smettila.»
Lucy non risponde. Distende le ali e ci solleva nuovamente sopra la città. Prendiamo quota rapidamente. Da qua su, il miscuglio dei colori mi appare diversamente, come se il tessuto che avevo visto pulsare poco fa fosse divenuto una metastasi livida e tumefatta. Mi lascio condurre senza opporre alcuna resistenza. Non ne ho la forza. Smetto di far caso alla nostra direzione. Piuttosto che rimanere vigile preferisco concentrarmi sull'aria fredda e sulle gocce di pioggia che picchiano addosso come proiettili.
Non so per quanto voliamo, ma Lucy finalmente rallenta e plana delicatamente scendendo di quota. Riapro gli occhi titubante. Siamo appollaiati sulla grondaia di un palazzo. Il posto non mi dice niente. La città, in questo angolo, è silenziosa. Le finestre sono chiuse. Gente operosa che domani andrà regolarmente al lavoro. Devono essere tutti addormentati.
«Perché ci siamo fermati?»
«Voglio mostrarti il contraltare di questa città. Vedi quel palazzo?»
«Quello con le finestre ad archi?»
«Sì. Ci abita una persona speciale. Una persona importante. Uno che conta, come dite voi.»
Con un battito misurato delle ali ci solleviamo dalla grondaia e ci portiamo a un metro dal palazzo che mi ha appena indicato. Oltre i vetri si vede una camera da letto con arredi barocchi e velluti alle pareti. Al centro è collocato un imponente baldacchino a due piazze. Nell'angolo opposto, accanto ad un camino acceso e sovrastati da uno sproporzionato crocifisso, ci sono una poltrona e un piccolo tavolino carico di libri.
Un uomo vestito con una vestaglia bianca sta vagando per il locale come se stesse cercando qualcosa. Un istante dopo un altro uomo lo raggiunge. Indossa una livrea. La conversazione dura poco e si conclude con un cerimonioso saluto del domestico al quale l'uomo in vestaglia risponde con un gesto di sufficienza. Quando la porta si richiude, domando a Lucy chi siano.
«L'uomo in redingote non mi interessa, è solo una pedina microscopica, la cui presenza o assenza non fa la minima differenza. Quello vestito di bianco invece, lui si che è importante. È lui che volevo mostrarti alla fine di questo giro.»
«Chi è?»
«Uno a cui non sto particolarmente simpatica. Osserva meglio la stanza.»
Ci abbassiamo ancora un poco, in modo da poter vedere meglio le pareti. A intervalli regolari, su tutti i muri sono appesi ritratti di ecclesiastici vestiti nelle più disparate maniere, chi di rosso, chi di nero, chi di bianco.
«Deve essere un religioso. I libri sul tavolino devono essere testi sacri.»
«Sacri, sì, ma non nel senso che credi tu. Pensi che stia dicendo le orazioni della sera? Leggi i titoli dei libri. Non ne troverai uno solo che parli di fede. Sono testi di economia e politica e c'è persino un manuale di marketing.»
«Tu sai cos'è il marketing?»
«Io so tutto quello che vi riguarda.»
L'uomo gironzola per la stanza in cerca di qualcosa finché non ha un gesto di esultanza. Con una mano recupera dal comodino un paio di occhiali e li inforca sul naso. Poi si accovaccia su una poltrona ricoperta di velluto e si immerge nella lettura dei suoi libri. Passano pochi istanti e il telefono posto su un piccolo comò prende a squillare. L'uomo lo afferra spazientito, ma dopo un rapido chiacchericcio vedo la sua espressione distendersi. Allarga le braccia, visibilmente rallegrato. Ha l'aria di essere una telefonata molto attesa. Mi basta desiderare di sentire quello che si dicono e le loro parole raggiungono le mie orecchie. Merito di Lucy evidentemente.
«...tutto preparato. Ora non ci resta che aspettare l'inizio della campagna.»
«Bene, bene, mi compiaccio. Amici fidati mi hanno consigliato di rivolgermi alla vostra agenzia e devo ammettere che non ho avuto a pentirmene.»
«Sono lusingato. Avere clienti religiosi è per noi un punto d'orgoglio.»
«Finalmente quella legge sarà cancellata, per sempre. Questa campagna le toglierà ogni speranza di scampare al referendum.»
«Sono certo del risultato, eminenza. Non è la prima volta che curiamo la comunicazione di un fronte referendario. E devo aggiungere che dai nostri sondaggi risulta inequivocabilmente che la popolazione è già piuttosto suggestionata sul tema dell'aborto. Rendere l'interruzione di gravidanza un atto vergognoso sarà più semplice del previsto.»
«Bene, bene.»
«Eccellenza, devo chiederle, se possibile, una gentilezza. Per il pagamento, vorremmo stornare una parte della cifra su un conto parallelo; si tratta di una nostra controllata panamense. Naturalmente se questo non dovesse essere un problema per voi...»
«Nessun problema. I fondi arriveranno da conti domiciliati in Vaticano. La campagna è coordinata a livello nazionale. Si tratta solo di comunicare questo piccolo dettaglio contabile.»
La frase è accompagnata da una risata garula.
«Non so come ringraziarla.»
«Sappiamo ricompensare chi ci supporta efficacemente.»
Fine della conversazione. L'uomo in bianco riappende, fregandosi le mani. Lucy vibra. Per un attimo temo che voglia entrare di peso dalla finestra per ridurlo in brandelli, ma è controllata. Avverto, con un piccolo disturbo al senso di equilibrio, che ci stiamo sollevando. Ci posizioniamo davanti all'ampia finestra centrale del locale. L'uomo è poco distante, si è di nuovo seduto al suo tavolino e ha ripreso il libro fra le mani.
Lucy proietta una frase soltanto nella mente di quell'uomo.
«Guarda fuori.»
Quello si volta nella nostra direzione e una maschera dl terrore gli scompagina il viso dal quale precipitano gli occhiali, infrangendosi al suolo.