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Ali di China

lucy 2

Io sono il Male.

No, non davvero. È al massimo una grossolana appros-simazione. Ma la vostra vita dura appena un istante, troppo poco per ascoltare una risposta esauriente. Quindi, per iniziare, accon-tentatevi di questa mia confessione.

Io sono il Male

Devo ammetterlo: la vostra innata esigenza di dividere e giudicare complica la faccenda. Non userei mai delle categorie banali come Bene e Male se non mi ci costringeste voi, incatenandomi da una parte mentre vi disponete in schiera compatta dall'altra.

Ebbene, se siete tutti a vostro agio negli scranni, io accetterò di restare dentro la gabbia che mi avete edificato attorno. Assumerò ancora sembianze di donna, acconcerò i capelli dietro la nuca perché possiate riconoscervi nel mio viso e vi parlerò con pacatezza, così che la paura non vi faccia fuggire.

Terrò le mani in vista, a dimostrazione che non ho doppi fini. Parlerò la vostra lingua così che, se lo vorrete, potrete capirmi. Dunque ascoltatemi.

Da secoli manco da Milano. L'ultima mia visita risale all'anno che voi numerate milleduecentosettantasette. Ma da allora le cose non sono cambiate. I segni dell'Uomo sono ovunque e per lo più nefasti. Avete invaso e subìto invasioni, avete guerreggiato ed eretto cattedrali per celebrare la vostra potenza. Avete tolto cibo e case a chi non poteva difenderle e fatto schiavi coloro che non avevano niente. A chi implorava pane avete dato cannoni.

Mai, in nessun caso, vi siete assunti la responsabilità dei vostri gesti. In me avete sempre trovato un comodo imputato. Peste, carestie, saccheggi, morie e massacri: tante volte il mio nome è stato indicato come colpevole. Ora ne ho abbastanza. Sono tornata per rimettere le cose a posto.

Ecco dunque la mia confessione. Sono stata io a sventrare quell'uomo e non ne chiedo perdono. Se ho un rimpianto è di aver tardato. La bambina potrebbe essere viva adesso. Di questo sì provo rimorso.

Per quanto mi guardiate con biasimo, ciò che ho fatto non ha giudici in voi, che avreste difeso ancora una volta la prevaricazione a discapito dell'innocenza, omettendo di agire e rivolgendo altrove lo sguardo.

Osservatemi ora con occhi indignati. Ho ammesso i miei atti e voi non avreste saputo fare altrettanto. Eppure vi arrogate il diritto di giudicarmi. Come ci riuscite? Le mie mani sono pulite, ciò non di meno le vedete lorde di sangue. Ma ditemi, dunque, come vi sentireste se foste oggi imputati al mio posto e le vostre mani grondassero il sangue che non osarono sfiorare allora, quando rivolgeste altrove i passi?

Se appena nelle vostre fragili menti riaffiora il ricordo di quell'orrore privato, posso sentirvi vibrare, chi di spavento, chi di orrore, chi di disgusto. Io ho scelto e ancora oggi rivendico ciò che ho fatto. Voi cosa scegliete?

Dite la verità. Neppure ora, neppure immaginandolo soltanto, sapete dirmi cosa avreste fatto. Perché il vostro egoismo non vi abbandona mai, perché voi non generate, per questo non avete passione per altri che non siate voi stessi. Per questo non sapete gettare le gambe nel buio. La vostra anima è spenta e non sa più volare.

E voi vorreste giudicare me?

continua...