Panetta aveva il nodo della cravatta troppo stretto. Non ci era abituato. La portava esclusivamente quando le circostanze lo imponevano.
Vagò con lo sguardo sui volti dei presenti. I vertici della polizia, a esclusione del solo questore, erano riuniti in quella stanza, il che poteva significare solo un brutto pomeriggio. Il panino ingoiato in cinque minuti al chiosco inacidiva nel suo stomaco. Tentò invano di trovare una posizione comoda sulla poltroncina senza braccioli. Alla fine si rassegnò a sedersi a gambe parallele, gomiti sul tavolo, come a scuola.
Se non altro, non era il solo a sentirsi a disagio. A prescindere dall'argomento, una riunione con i vertici avrebbe rovinato la giornata a chiunque. Non che questo lo confortasse. Dopo qualche minuto di imbarazzato silenzio, di respiri pesanti, di riordinare di carte, di sguardi gettati fuori dalla finestra sul cortile interno, fu prevedibilmente il vicequestore a rompere gl'indugi.
«Ho convocato questa riunione per focalizzarci sul recente fatto di sangue accaduto sui navigli, due notti or sono. Un evento che, non vi nascondo, mi preoccupa per le modalità agghiaccianti con cui è stato compiuto.
«Milano è una città sempre più violenta, questo è noto a tutti. Le statistiche parlano chiaramente di una recrudescenza del crimine di piccolo cabotaggio. Furti, rapine, violenza privata. Tutti fatti che, sommati, danno un quadro non certo rallegrante. Tuttavia, quanto è occorso due notti addietro non ha precedenti.»
Fece una pausa prima di riprendere.
«Voi lo sapete, la nostra città non è uno scenario di conflitto aperto. La criminalità è pervasiva, questo è indubbio, ma è altrettanto vero che opera entro certi canoni. Questo episodio - e io mi auguro rimanga tale - si colloca invece al di fuori della casistica, per modalità, ferocia e effetti prodotti.»
Panetta, che fino a quel momento aveva fissato il vicequestore, distolse lo sguardo. Era arrivato appositamente fra gli ultimi, per non essere costretto a sederglisi vicino. Ma già a sei posti di distanza, quell'uomo lo metteva profondamente a disagio, col suo fare da manager, tutto statistiche e frasi fatte.
«La stampa, avrete notato, ha ricollegato il fatto a un episodio precedente» riprese spargendo sul tavolo alcuni quotidiani che teneva impilati, «in cui un padre e una figlia vennero brutalmente massacrati in via Ernesto Breda senza che fosse possibile risalire agli autori del gesto. Le modalità sono solo parzialmente simili. Ma un testimone oculare, del quale ci parlerà il commissario Panetta, ha rilasciato questa mattina una deposizione che, per quanto visionaria e surreale, coincide piuttosto bene con quella resa all'epoca da un tossicomane. Data la fonte, allora non ne tenemmo conto, ma forse oggi è d'obbligo riconsiderarla.»
E bravo il nostro Sherlock, pensò Panetta. Mica ti sei fidato del tossico; con tutto quello che si faceva passare per le vene avrà avuto una visione...
«Detto questo, i quotidiani hanno naturalmente facoltà di scrivere ciò che più ritengono opportuno...» Nel dire quello il vicequestore sollevò un giornale con due foto in copertina, una di due notti prima, l'altra del caso precedente; su entrambe campeggiava il nome di Ali di China. Panetta non poté fare a meno di detestare quella facciata da sincero democratico che ha rispetto dell'opinione pubblica e gratitudine verso la stampa. Tutti sapevano come in realtà li aborrisse profondamente, in favore dei dispacci della questura.
«Cionondimeno, ritengo che sia nostro preciso compito fornire risposte, o almeno informazioni attendibili, in modo da non alimentare inutili psicosi nei cittadini. Mi attendo pertanto da tutti voi il massimo impegno nella risoluzione di questo caso.»
Tutti nella sala annuirono con espressioni di grave assenso, ma chi guardando a terra, chi per aria.
«Ho rimandato fino a oggi pomeriggio la riunione solo perché potessimo disporre dei dati della scientifica. Invito quindi il Dottor Francosi a esporci senza ulteriori indugi i risultati delle prime analisi.»
Francosi era un tipo corpulento, né alto né basso, con una barba maniacalmente curata che gli disegnava un volto tondo come una sfera e un vello candido e rado che gli copriva bene o male tutta la testa. Anche quel giorno indossava un completo a righe corredato di panciotto e farfallino. Inforcò le mezze lenti che portava appese al collo e cominciò a snocciolare dati come un telegrafo.
«La scena del crimine presenta, come anticipato dal vicequestore, caratteristiche a dir poco atipiche. Io oserei definirle addirittura irreali, se solo non fossero sotto i nostri occhi. Non abbiamo rilevato tracce di polvere da sparo, né la presenza di bossoli di alcun genere. Sul materiale organico raccolto non si rilevano residui di acidi o altre sostanze di sorta atte alla consumazione dei tessuti biologici. Dunque non sono ancora ahimè in grado di ragguagliarvi a proposito delle modalità.»
Fece una carrellata per rilevare eventuali reazioni nei volti degli astanti, quindi riprese.
«Due nostri tecnici hanno raccolto ieri materiale organico dalla strada, dai muri e da altri corpi ivi presenti. È stato possibile distinguere alcune parti significative, come frammenti di ossa, cartilagini, alcuni denti. Ogni altro tessuto è stato trasformato in un composito fluido dal quale non si può ricavare evidenza visiva alcuna, ma sul quale è ancora possibile operare il consueto iter di analisi chimicofisiche, dei cui risultati preliminari mi accingo ora a fornirvi una sintesi.»
Panetta detestava quel modo puntiglioso di esprimersi. Francosi era in polizia da oltre vent'anni. I colleghi avevano sperato che quella parlantina saccente e meticolosa fosse solo una maschera, figlia degli studi universitari, destinata a cadere col tempo. Ma non era stato così.
«Voi comprenderete bene come, in un quadro così problematico, è con un certo sollievo che vi comunico che abbiamo riconosciuto il DNA di sei persone.»
Francosi si concesse una pausa più lunga per sfoggiare un sorriso raggiante, quasi esortando i colleghi a tributargli almeno un minimo di apprezzamento. La sala rimase muta e indifferente.
L'unico che parlò fu il vicequestore. «Finalmente una notizia promettente! La prego continui.»
«Bene, signor vicequestore» riprese quello, sottolineando come si stesse rivolgendo all'unico in grado di riconoscergli il giusto merito. «Abbiamo attivato la procedura di incrocio dei dati contenuti nei nostri archivi. Tre frammenti sono stati collocati, come diciamo in gergo. Appartenevano a tre pregiudicati, in libertà vigilata. Tre individui dediti sistematicamente alla piccola criminalità. Furtarelli, spaccio, qualche aggressione, mai letale. Rimangono dunque tre sequenze che ancora attendono una collocazione. Sapremo darvi ulteriori informazioni entro domani pomeriggio, quando, confido, avremo elementi sufficienti per indicare almeno un autore di questo gesto. Ho concluso.»
Grazie Francosi, grazie davvero, pensò Panetta, non sai quanto te ne siamo tutti grati. Anche se questo significava che il suo turno era finalmente arrivato.
«Il commissario Panetta è attualmente incaricato dell'indagine» riprese subito il vicequestore. «Come vi anticipavo, ha raccolto da un testimone oculare una testimonianza che, a onor del vero, non ci dà molti spunti credibili» commentò sarcastico.
Panetta se l'aspettava e partì deciso.
«Il vicequestore sicuramente ricorderà come io stesso abbia sconsigliato di prendere in considerazione quella testimonianza nel corso delle indagini, proprio a causa delle sue stranezze. Credo comunque che qualcosa di interessante emerga. Se escludiamo le parti evidentemente derivate da suggestione, come l'accenno alle ali — dettaglio di poca fantasia, se posso permettermi: abbiamo gli archivi pieni di ali, code, zanne e squame — rimangono degli elementi che collimano con quelli raccolti dal Dottor Francosi. Ad esempio l'esistenza di sei persone sulla scena, di cui cinque con intenzioni aggressive nei confronti dell'ultima.»
Nessuno sembrò volergli concedere alcunché. D'altro canto, non stava dicendo nulla di illuminante e la sala era stata tirchia persino con Francosi che per quanto irritante era stato almeno produttivo. Si fece forza. Per nulla al mondo avrebbe detto volentieri la frase seguente.
«Devo ammettere che le modalità del massacro riducono le possibilità di indagine, subordinandole di fatto ai risultati che la scientifica saprà fornirci. Nel frattempo tuttavia ricostruirò i movimenti dei tre uomini identificati, come prima...»
«Due uomini e una donna» si sovrappose ruvido Francosi. Panetta lo ignorò, ma annotò mentalmente.
«...come prima traccia per avviare l'indagine. Per il momento, non posso aggiungere altro.»
«In questo caso» riprese il vicequestore «la riunione è aggiornata a domani pomeriggio. Invito tutti, nel frattempo, a mantenere il più scrupoloso riserbo con i media riguardo agli sviluppi dell'indagine e a rinviare qualsiasi richiesta di informazioni all'ufficio stampa che ho appositamente allestito. Potete andare.»
Panetta si teletrasportò fuori dalla stanza.