Share |

Ali di China

Quanto valgono 5 euro?

Mi è stato fatto notare che le informazioni contenute in questo articolo sono viziate dal cosiddetto complotto sul signoraggio bancario. Pertanto pubblicherò presto una revisione, meno millenaristica e più attinente alla realtà delle cose. Fino ad allora, prendetelo come un racconto di finance-horror.

 


 

Quanto valgono 5 euro? Che domanda stupida: 5 euro valgono 5 euro!

Giusto. E sapresti dirmi da dove vengono quei 5 euro? Chi li ha creati, per così dire?

Potresti pensare che li abbia creati uno Stato, o unione di Stati, chiamato Europa, ma non è così. In effetti c'era un tempo, diciamo circa fra la scoperta dell'America e la conquista della Luna, in cui erano gli Stati a creare, o come si dice più correttamente, a coniare il denaro. Essi erano padroni della propria politica monetaria e quando ritenevano che fosse necessario coniare del denaro, lo facevano. Ora pare abbiano perso interesse a farlo e hanno delegato questa delicata funzione ad altri.

Altra domanda: quanto costa fabbricare una banconota da 5 euro?

A occhio e croce, pochi centesimi. Se l'Europa fosse uno Stato padrone della propria politica monetaria, potrebbe immettere banconote da 5 euro sul mercato al costo di pochi centesimi l'una. Naturalmente potrebbe immetterne anche da 10, 20, 50, 100 e 500, spendendo sempre pochi centesimi a banconota.

Denaro a basso costo; mica male, eh? Ma quel che è più interessante è che lo Stato Europa, in cambio di questa operazione, non si dovrebbe niente, perché la Zecca sarebbe sua. È come dire che se io posseggo una bicicletta e la uso, non ragiono come se la stessi prestando a me stesso in cambio di qualcosa. La bicicletta è mia, non mi resta che pedalare.

Sfortunatamente la bicicletta che conia il denaro europeo non è dell'Europa. Nemmeno quella statunitense, la ben nota Federal Reserve, è dello Stato USA. Sono soggetti privati che, su richiesta, creano il denaro e lo prestano agli Stati.

Qui cominciano a saltar fuori i primi problemi perché, si sa, gli Stati hanno bisogno di denaro come i nostri polmoni di ossigeno. I bilanci non sono mai in pari e periodicamente si presentano situazioni che richiedono eccezionali capitali per essere fronteggiate, come le calamità naturali, le guerre e via dicendo. Che succede allora?

Succede che gli Stati chiedono ai creatori del denaro di emettere altra valuta. La creazione avviene, come abbiamo detto, a costi bassissimi. Per esempio, per stampare un milione di euro servono sì e no mille dei medesimi euro. Creati i nuovi euro quasi dal nulla, ecco che i creatori li consegnano agli Stati dietro un solenne giuramento.

Gli Stati restituiranno il denaro maggiorato di un interesse!

Be', che c'è di strano? Si sa che funziona in questo modo. Quando otteniamo un mutuo, lo restituiamo con gli interessi, e quando chiediamo un finanziamento per aprire un'azienda, lo restituiamo con gli interessi. Se funziona così per noi che siamo tanto piccoli, perché mai non dovrebbe essere così per gli enormi Stati?

Perché gli Stati non producono utile! Noi, nel nostro piccolo, sì. Uno Stato nel suo grande, no. Non è per quello che esiste. Ma allora, se uno Stato ha chiesto un prestito e non produce utile, se anzi è probabile che anche l'anno successivo avrà un bilancio in passivo, com'è possibile che restituisca gli interessi del prestito, prima o poi?

Serve dirlo? È impossibile!

Detto in un altro modo, significa che qualsiasi Stato, indebitatosi per fronteggiare un bilancio in passivo (e quale Stato non lo è?), è condannato a pagare interessi a vita e a vederli plausibilmente levitare negli anni. Il nostro mutuo prima o poi si estinguerà. Magari ci metterà trent'anni, ma si estinguerà. Il debito statale no.

E a chi vanno gli interessi? Vanno nelle tasche dei creatori di denaro, proprio quelli che, spendendo sì e no mille euro, hanno creato dal nulla un milione e l'hanno prestato agli Stati chiedendo diversi punti percentuali annui come giusto compenso per il rischio che si assumono.

Rischio? Ma se il milione di euro è stato appena creato dal nulla, spendendo al massimo mille euro! Gli interessi non dovrebbero aggirarsi nell'ordine di quei mille euro? Secondo i creatori no e dal momento che sono loro ad avere la stampatrice dalla parte del manico, si fa come dicono loro.

Andiamo avanti e occupiamoci degli euro che non esistono. Qui il discorso si fa ancora più fumoso, perché nel corso dei decenni l'arrosto è quasi finito. La nostra esperienza ci insegna che se prestiamo del denaro ad un amico, chiedendogli magari un po' di interessi, succedono due cose. La prima è che noi fisicamente gli diamo il denaro. Sarà anche un'osservazione banale, ma per far questo il denaro dobbiamo averlo, mentre i creatori sono tali proprio perché possono crearlo.

La seconda cosa è che il nostro amico ci restituirà del denaro altrettanto reale, fisico, tangibile.

Ma se uno Stato ottiene del denaro in prestito e alla scadenza non ne ha abbastanza per coprire gli interessi, che cosa fa? Implora? Supplica? Fatica sprecata: i creatori del denaro pretendono denaro in cambio di denaro, o al massimo qualcosa che valga altrettanto. E cosa può dare uno Stato in cambio di denaro?

La risposta è: titoli.

Una bella montagna di pezzi di carta con scritto pagherò. Mi ricordo mio nonno, quando raccontava di aver comprato la Topolino firmando un grattacielo di cambiali. Roba d'altri tempi? No, gli Stati fanno ancora così, emettendo i cosiddétti titoli di Stato, ovvero obbligazioni che cedono a privati per raggranellare soldi, oppure che consegnano ai creatori a quietanza degli interessi.

Hai mai sentito parlare di finanziamento del debito pubblico? Ti sei mai chiesto il senso di frasi come "per l'Italia sarà più pesante finanziare il proprio debito"? È a questo che si riferiscono. Gli Stati hanno interessi da pagare ma non i soldi per farlo; allora si fanno prestare altri soldi da privati, emettendo titoli di Stato, che a loro volta li graveranno di interessi da pagare. Nuovi interessi per pagare quelli vecchi. Per forza non finirà mai!

Tutto questo impoverisce progressivamente gli Stati che intanto finiscono, un pezzo alla volta, in mano ai finanziatori privati i quali, comprando titoli in quantità, possono influenzarne la politica economica, lavorativa, industriale e via dicendo. È un po' come quando una cordata compra le azioni di una società per controllarla. Più azioni possiede e più potere ha in consiglio di amministrazione. Lo stesso vale comprando il debito di uno Stato.

Angosciante? Tieni duro, abbiamo quasi finito. Manca solo la maledizione degli interessi che non esistono!

Che vuol dire che non esistono? Che non devono essere pagati? No, no, no: altroché se vanno pagati. Gli interessi che non esistono sono quelli che gli Stati pagano ma con i soldi che non esistono (i titoli). Un modo per ripagare i creatori con la loro stessa moneta. Inventata dal nulla, per l'appunto.

Infatti quando lo Stato emette dei titoli sta dicendo agli acquirenti: datemi i vostri soldi e io m'impegno a restituirli con gli interessi. Ma sa benissimo di non poter mantenere questa promessa, altrimenti avrebbe restituito gli interessi ai creatori, chiudendo la partita. Per onorare questa promessa dovrà emettere nuovi titoli quando quelli già emessi andranno in scadenza. In pratica lo Stato gioca a spostare il debito da una generazione alla successiva, un po' come fanno quelli che attivano una nuova carta di credito per saldare il conto di quella splafonata.

A lungo andare tutto ciò ha trasformato gli Stati in debitori insolventi, che devono ai creatori cifre abnormi rispetto a quelle dovute nell'anno 1913, quando gli USA decisero per primi di affidare ai privati la creazione del denaro. Proprio così: se negli anni venti gli USA dovevano ventiquattro miliardi di dollari (a fronte di una popolazione di diverse centinaia di milioni di abitanti sono ancora pochi dollari a testa) oggi ne devono miliardi di miliardi. Una bella differenza in un solo secolo.

Non solo: i mercati internazionali sono abituati a pensare che in circolazione ci sia quella quantità di soldi, perché sono soldi che i creatori considerano loro dovuti. Ma ormai sappiamo che la maggior parte di quel denaro non esiste, perché deriva da interessi, ossia soldi che gli Stati non possedevano e che hanno restituito inventandoseli col trucco dei titoli.

Ecco l'origine della crisi che sta sommergendo la base della piramide sociale, dove siamo noi. L'elite della finanza crea denaro dal nulla e lo presta a Stati bisognosi (cioè sempre noi) che non potranno renderlo. Ogni anno incassa interessi sempre maggiori che sono però denaro virtuale, una specie di droga che fa credere ai mercati che ci sia in circolazione più denaro di quanto in realtà non ce ne sia. Ai mercati questo piace, proprio come ai tossicomani piace l'eroina. Ne vogliono sempre di più, finché la dose di cui hanno bisogno è talmente massiccia rispetto a quella disponibile (il denaro reale) che il sistema immunitario dei mercati collassa. La fiducia (che è un po' come dire i globuli bianchi) svanisce e in una sola notte di febbre l'intero organismo economico planetario entra in coma. O come dicono gli economisti: in default.

È il momento dell'elettroshock, della chemioterapia, degli interventi a cuore aperto. Bisogna iniettare denaro reale nelle vene dei creatori perché tornino a credere negli Stati debitori. Ed ecco le leggi sul pareggio di bilancio. Ed ecco le manovre. Ed ecco le abolizioni di diritti. Ed ecco i licenziamenti. Ed ecco i tagli alle pensioni. Davvero un bel casino e noi ci siamo dentro fino al collo.

Adesso che sai tutto questo, sapresti dirmi quanto valgono 5 euro?


Molte informazioni contenute in questo post provengono da: www.informarexresistere.fr