In natura si uccide di continuo e nel farlo il predatore non ci mette cattiveria. Ci mette fame, ci mette speranza, ci mette la continuità delle specie sul pianeta. Solo noi esseri umani abbiamo formalmente bandito l'omicidio come atto innaturale e il motivo è che sappiamo desiderarlo di per se stesso.

Lo possiamo desiderare nei confronti di chi a sua volta uccide o di chi tiene alla catena intere nazioni; di chi impedisce la vendita di farmaci efficaci per lucrare sui malati; di chi tiene sfitti interi caseggiati per alzare il prezzo delle case; ma anche di chi ci ha dimostrato, lui per primo, odio e avversione senza motivo; nei confronti di chi stupra e picchia; di chi vende morte in giro per le strade; di chi prevarica; di chi vive di parassitaggio sulle spalle altrui; di chi commercia donne e bambini; di chi chiude una fabbrica per sistemare un bilancio; di chi ci dice cosa fare della nostra vita come se fosse la sua; di chi è arrogante, opportunista o menefreghista e, cosa ancor più orribile, anche di chi non ha altro torto di averci appena superati in fila alla cassa.

Ma se da un lato la voglia di uccidere fa parte di noi, è anche vero che noi non uccidiamo. Allora uccidere è umano oppure disumano? È umano solo desiderarlo e disumano è chi asseconda tale desiderio? E se quel disumano fosse sepolto dentro di noi da secoli di civilizzazione data per scontata? Se potesse riemergere, senza preavviso e fuori da ogni capacità di controllo?

Se succedesse proprio a te, tu cosa faresti?

Ali di china è qui.

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